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Il Castello Savelli di Palombara Sabina apre le porte alla Mostra dei Presepi.

Le rappresentazioni sacre del Natale e della nascita di Cristo saranno infatti esposte nelle stanze del Palazzo di Troilo, dove sarà possibile far visita tutti i sabati e le domeniche mattina, dall'8 Dicembre 2017 - festa dell'Immacolata Concezione -  al 6 Gennaio 2018 - festa dell'Epifania.

La Mostra, organizzata dal CreCas Città di Palombara con il patrocinio del Comune di Palombara Sabina e dell'Azienda Speciale FarmaSabina, sarà curata dall'Associazione Culturale Nativity, nata nel 2011 dalla passione di un piccolo gruppo di amici che cominciarono a costruire i Presepi in forma autodidatta ed artigianale.

Tutti i lavori sono realizzati usando diversi materiali, quali polistirolo, poliestere, sughero, e sono interamente dipinti a mano, mentre i personaggi sono in terracotta, resina o plastica.

L’Associazione non ha fini di lucro e non distribuisce utili. Costituita a Roma, opera su tutto il territorio Nazionale con prevalenza nel Lazio ed in particolare nella capitale. Tra i suoi fini statutari vi sono quelli di promuovere e diffondere la cultura del Presepe, la storia e le sue memorie, l’arte e le eccellenze dei maestri artigiani di tutto il territorio.

L'ingresso alla Mostra è totalmente gratuito.

Riscopriamo le nostre tradizioni con l'arte del Presepe.

La magia del Natale nell'incanto del Castello Savelli.

L'Associazione Culturale No Profit NATIVITY - www.nativity.club

L’Associazione culturale “Nativity” riunisce gli appassionati del presepe al fine di perpetuarne e rinnovarne le tradizioni, l'arte, la storia attraverso mostre, conferenze, corsi di tecnica. Diffondiamo la cultura artistica del presepe come rappresentazione plastica della natività e di tutte le tradizioni ad essa connesse. Divulghiamo l’Arte dei Presepi non solo come riscoperta e mantenimento di tradizioni, che vanno ormai perdendosi, ma anche come momento importante di aggregazione e socializzazione.

La storia del Presepe

Nelle cronache del 1200 si legge che San Francesco inventò a Greccio, vicino a Rieti, il primo presepe. Nel 1219- egli, “armato” solo del perdono e della parola di Gesù, partì crociato in oriente. Fu ricevuto dal sultano al Malik- al-Kamil e poté visitare in pace i luoghi santi della vita del Signore. Il ricordo più intenso di questo viaggio fu la visita all’umile grotta di Betlemme ove il Signore volle nascere. Tornato in Italia, un giorno incontrò un nobiluomo di nome Giovanni che gli chiese cosa doveva fare per seguire le vie del Signore. Francesco gli disse di prepararsi ad accogliere Gesù nel suo cuore e preparare il Natale.

Allora quel tale fece costruire una stalla, vi fece portare del fieno e condurre un bove e un asino. Poi arrivò dicembre... La notte di Natale del 1223 molti pastori e contadini, artigiani e povera gente si avviarono verso la grotta che Giovanni da Greccio aveva preparato per Francesco. Alcuni avevano portato doni per farne omaggio al Bambino e dividerli con i più poveri. Francesco disse di volere celebrare un rito nuovo, più intenso e partecipato; per questo aveva chiesto il permesso al papa. Su un altare improvvisato un sacerdote celebrò la Messa. Francesco, attorniato dai suoi frati, cantò il Vangelo. Stando davanti alla mangiatoia, egli aveva il viso cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Allora fu visto «dentro la mangiatoia un bellissimo bambino addormentato che il beato Francesco, stringendo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno».

Fra i testimoni del miracolo molti erano personaggi degni di fede e questo contribuì a divulgare la notizia in tutto il Lazio, l'Umbria e la Toscana fino a Genova e Napoli.

Simbologia e origine delle ambientazioni

Il presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Alcuni di questi provengono direttamente dal racconto evangelico. Sono riconducibili al racconto di Luca la mangiatoia, l'adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo. Altri elementi appartengono ad una iconografia propria dell'arte sacra: Maria ha un manto azzurro che simboleggia il cielo, San Giuseppe ha in genere un manto dai toni dimessi a rappresentare l'umiltà.

Molti particolari scenografici nei personaggi e nelle ambientazioni del presepe traggono inoltre ispirazione dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni. Tanto per citarne alcuni, il bue e l'asinello, simboli immancabili di ogni presepe, derivano dal cosiddetto protovangelo di Giacomo, oppure da un'antica profezia di Isaia che scrive "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Sebbene Isaia non si riferisse alla nascita del Cristo, l'immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall'asino). Anche la stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla.

In ogni caso a Betlemme la Basilica della Natività sorge intorno a quella che è indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo e anche quest'informazione si trova nei Vangeli apocrifi. Tuttavia, l'immagine della grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli soprattutto del settore mediorientale: del resto si credeva che anche Mitra, una divinità persiana venerata anche tra i soldati romani, fosse nato da una pietra. E la grotta è anche un antichissimo simbolo cosmico. Scrive a questo proposito Porfirio: "Gli antichi consacravano davvero opportunamente antri e caverne al cosmo, considerato nella sua totalità o nelle sue parti". La grotta è il luogo dove si trovano le acque primordiali che provocano la nascita e rinascita ad una nuova vita.

I Magi invece derivano dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo armeno dell'infanzia. In particolare, quest'ultimo fornisce informazioni sul numero e il nome di questi sapienti orientali: il vangelo in questione fa i nomi di tre sacerdoti persiani (Melkon, Gaspar e Balthasar), anche se non manca chi vede in essi un persiano (recante in dono oro), un arabo meridionale (recante l'incenso) e un etiope (recante la mirra). Così i re magi entrarono nel presepe, sia incarnando le ambientazioni esotiche sia come simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto, ovvero Europa, Asia e Africa. Anche il numero dei Magi fu piuttosto controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di Leone I Magno, mentre prima di allora oscillava fra due e dodici.

Tuttavia, alcuni aspetti derivano da tradizioni molto più recenti. Il presepe napoletano, per esempio, aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici. Questa è comunque una caratteristica di tutta l'arte sacra, che, almeno fino al XX secolo, ha sempre rappresentato gli episodi della vita di Cristo con costumi ed ambientazioni contemporanee all'epoca di realizzazione dell'opera. Anche questi personaggi sono spesso funzionali alla simbologia. Ad esempio il male è rappresentato nell'osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il Diavolo. Nel presepe bolognese, invece, vengono aggiunti alcuni personaggi tipici, la Meraviglia, il Dormiglione e, di recente, la Curiosa. Il presepio Trentino infine è imparentato con le sculture lignee del Tirolo e trova una tipica ambientazione in alcune produzioni caratteristiche e originali, soprattutto nelle valli laterali dell'Adige come testimoniano tra gli altri i presepi di Tesero, in valle di Fiemme.